Booking.com, Expedia e Tripadvisor: tutti sotto inchiesta

Sotto inchiesta per la parity-rate

Sotto inchiesta per la parity-rate

Sono giorni piuttosto caldi per i sovrani del booking on-line. Più che altro sono giorni caldi per loro, visto che sono tutti sotto inchiesta, chi per un motivo e chi per l’altro.

Per Tripadvisor dovremmo tornare ai primi articoli di Guest Advisor del 2008, quando segnalavamo che il mondo delle recensioni è completamente fuori controllo e che nemmeno loro riescono a controllare tutte (parole loro eh!). Sta di fatto che finalmente sono sotto inchiesta per “pratica commerciale scorretta”, mica scherzi!

Non è una semplice indagine, ma l’accusa è piuttosto chiara: “verificare se la società adotti misure idonee a prevenire e limitare il rischio di pubblicazione di false recensioni sia sotto il profilo informativo che relativamente alle procedure di registrazione”.

Contro le false recensioni

Contro le false recensioni

Ora, l’utilità del gufaccio è evidente a tutti, anche a quelli che lo odiano: se devono andare in vacanza, un’occhiatina a Tripadvisor la diamo tutti, almeno per farsi un’idea. Ma il passo fondamentale, che chiediamo a tutti, compreso il Papa, è che chi vuole scrivere una recensione deve identificarsi con nome e cognome, così come danno nome e cognome alle strutture che vengono recensite. In questo modo siamo tutti sullo stesso piano e dal momento che anche l’utente acconsente di rendere pubblici i suoi dati, è soggetto a segnalazioni e recensioni così come le strutture. Diventa un lavoro pari, sullo stesso piano, dove se fai il furbetto vieni ripagato con la stessa moneta. Chiediamo quindi che venga abolito l’anonimato da Tripadvisor, non che scompaia il portale di recensioni più famoso del mondo. Potete trovare qualche informazione in più qui.

Venendo a Booking.com e Expedia, come anticipato 5 mesi orsono, anche loro hanno la loro bella inchiesta fondamentalmente per violazione del diritto di concorrenza (trovi le prime notizie in questo articolo o sul sito della RAI, visto che hanno dato la notizia anche al telegiornale). Per farla breve, questa parity-rate non è cosa buona e se ne sono accorti in molti. Viola un principio fondamentale: quello di poter offrire un prezzo più basso per un servizio fornito direttamente invece che veicolato da agenzie e portali. Insomma, una cosa matematica, semplice, banale, ma che questi due colossi del mercato on-line non volevano proprio capire. Ricordo ancora la bella e commovente lettera della Jillian (capa sovrana di Booking.com), quando con abili rigiri di parole voleva farci bere la storia che la parity-rate è cosa buona e giusta e che esiste ancora. Da schiantare dal ridere! Leggila qui.

Venendo a noi (potete leggere tutte le conseguenze della fine della parity-rate in questo articolo), non ci interessa che venga completamente abolita la parity-rate. La Parity ha senso verso i portali on-line, nel senso che è giusto che booking, expedia, hrs e co abbiano le stesse tariffe per la medesima struttura. Quindi un unico prezzo per la stessa camera in tutti i canali di vendita. Ma quello che proprio non vogliamo, e che nessuno di fatto applica, è di obbligare una struttura a non pubblicare tariffe più basse sul proprio sito internet. Anche di fronte al cliente finale, è onesto fargli una tariffa più bassa se prenota direttamente dal sito ufficiale, senza quindi caricargli le commissioni che hanno i portali di bookin on-line. Perchè tanto alla fine, chi paga di più non è certo l’hotel o il portale, ma il cliente che deve accollarsi anche il peso della commissione.

Sia chiaro: probabilmente se non ci fossero le OTA, le nostre camere non avrebbero questo tasso di occupazione e soprattutto non saremmo stati lanciati sul mercato mondiale così in un balletto. E’ importante sottolineare questo aspetto, ma è altrettanto importante che la parity-rate venga abolita.

Un’alternativa a questa situazione potrebbe essere che tutte le OTA del mondo portino la commissione al 5% e non al 20%. In questo modo anche gli albergatori promuoverebbero le prenotazioni sulle OTA e non dovrebbero mostrare tariffe più basse sui proprio portali.

Si tornerà tuttavia alla previsione iniziale: con l’abolizione della parity-rate si teme per il futuro delle OTA.

Benedetta avidità!

Vostro Guest Advisor